Il Santo del giorno: San Tommaso d’Aquino

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Tommaso dei conti d’Aquino nacque nel 1225 nella contea di Aquino, territorio dell’odierna Roccasecca (Sgarbossa, 2000, pag. 63).

Sin da piccolo, e secondo le usanze del tempo, fu destinato alla vita ecclesiastica infatti a soli cinque anni fu inviato come oblato nella vicina Abbazia di Montecassino, di cui suo zio era abate, per ricevere l’educazione religiosa.

Ma a partire dal 1236 la calma di cui godeva il monastero fu turbata dai continui contrasti tra il Papa e l’imperatore. Fu per questo che Landolfo, consigliato dal nuovo abate, Stefano di Corbario, volle mettere al riparo il figlio dai disordini e inviò Tommaso, oramai adolescente, a Napoli, perché potesse seguire degli studi più approfonditi. Così nell’autunno del 1239, a quattordici anni, Tommaso si iscrisse al nuovo Studium generale, l’Università degli studi fondata nel 1224 da Federico II per formare la classe dirigente del suo Impero.

Fu proprio a Napoli, dove nel 1231 era stato fondato un convento, che Tommaso conobbe i Domenicani, ordine in cui entrò a far parte e in cui fece la sua vestizione nell’aprile del 1244.

Ma l’ingresso di Tommaso presso i Frati predicatori comprometteva definitivamente i piani dei suoi genitori riguardo al suo futuro incarico di abate di Montecassino. Così la madre inviò un corriere ai suoi figli, che in quel periodo stavano guerreggiando nella regione di Acquapendente, perché intercettassero il loro fratello e glielo conducessero. Essi, riuscirono a catturare facilmente il giovane religioso, e lo condussero al Castello di Monte San Giovanni Campano, un castello di famiglia ove fu tenuto prigioniero per due anni. Qui tutta la famiglia tentò di far cambiare idea a Tommaso, ma inutilmente. Dal momento che Tommaso era irremovibile, la sua famiglia lo restituì al convento di Napoli nell’estate del 1245.

I Domenicani di Napoli ritennero che non fosse sicuro trattenere presso di loro il novizio e lo inviarono a Roma dove si trovava il maestro dell’Ordine, Giovanni Teutonico, il quale stava per partire alla volta di Parigi, dove si sarebbe celebrato il Capitolo generale del 1246. Egli accolse Tommaso inviandolo prima a Parigi e poi a Colonia.

Nell’autunno del 1245 Tommaso, al seguito di Giovanni Teutonico, si sarebbe dunque messo in viaggio per Parigi e vi avrebbe trascorso gli anni 1246-1247 e la prima parte del 1248, cioè tre anni scolastici.

Nel 1248 partì per Colonia con fra’ Alberto, presso il quale continuò il suo studio della teologia e il suo lavoro di assistente. Il 7 giugno 1248 il capitolo generale dei Domenicani riunito a Parigi decise la creazione di uno studium generale a Colonia, città nella quale esisteva già un convento domenicano fondato nel 1221-1222 da fra’ Enrico, compagno di Giordano di Sassonia.

Quando il Maestro Generale dei Domenicani domandò ad Alberto di indicargli un giovane teologo che potesse essere nominato per insegnare a Parigi, Alberto gli propose Tommaso. Arrivato a Parigi, Tommaso trovò un clima intellettuale meno tranquillo di quello di Colonia. Ancora nel 1250 era vietato commentare i libri di Aristotele, ma tra il 1252 e il 1255, durante la prima parte del soggiorno di Tommaso, la Facoltà delle Arti avrebbe finalmente ottenuto il permesso di insegnare pubblicamente tutti i libri del grande filosofo greco.

Le opere di Aristotele non erano pervenute in una copia originale in lingua greca all’epoca, nel Medioevo erano note con la traduzione e interpretazione del filosofo arabo Averroè. Tommaso studiò l’arabo e lesse le opere di Averroè in lingua originale, ritenendo che il commento di Averroè fosse oggettivamente lontano dalla lettera e dallo spirito delle opere di Aristotele.

Non conoscendo il greco, chiese al confratello domenicano Guglielmo di Moerbeke, eccellente grecista, di fare una nuova traduzione di Aristotele in latino. Lavorando intensamente con un gruppo di assistenti e segretari, nel corso di soli quattro anni Tommaso commentò l’intero Corpus Aristotelicum, parola per parola, con note a margine, e mettendo a confronto i testi paralleli, la traduzione di Guglielmo e il commento di Averroè, per evidenziare dove la tradizione averroista si distanziava dall’originale greco.

Tra il 1259 e il 1268 fu nuovamente in Italia, impegnato nell’insegnamento e negli scritti teologici: fu prima assegnato a Orvieto, come lettore, vale a dire responsabile per la formazione continua della comunità. Qui ebbe il tempo per completare la stesura della Summa contra Gentiles (iniziata nel 1258) e della Expositio super Iob ad litteram (1263-1265).

Tra il 1265 e il 1268 fu inviato a Roma come maestro reggente. Durante il suo soggiorno, assegnato alla formazione intellettuale di giovani dominicani, Tommaso cominciò a scrivere la Summa Theologiae e compilò numerosi altri scritti su varie questioni economiche, canoniche e morali. Durante questo periodo, ebbe l’opportunità di lavorare con la corte papale (che non era residente a Roma).

Nel secondo periodo di insegnamento a Parigi (1268-1272), la sua occupazione principale fu l’insegnamento della Sacra Pagina e proprio a questo periodo risalgono alcune delle sue opere più celebri, come i commenti alla Scrittura e le Questioni Disputate.

Nella primavera del 1272 Tommaso lasciò definitivamente Parigi e poco dopo il capitolo della provincia domenicana di Roma gli affidò il compito di organizzare uno Studium generale di teologia, lasciandolo libero di scegliere il luogo, le persone e il numero degli studenti. Ma la scelta di Napoli era già stata designata da un precedente capitolo provinciale ed è anche verosimile che Carlo I d’Angiò abbia fatto pressione perché venisse scelta la sua capitale come sede e che a capo di questo nuovo centro di teologia venisse insediato un maestro di fama.

Tra la fine di Gennaio e l’inizio di febbraio del 1274 Tommaso si mise in viaggio per partecipare al Concilio che Gregorio X aveva convocato per il 1º maggio 1274 a Lione. Dopo qualche giorno di viaggio arrivarono al castello di Maenza, dove abitava sua nipote Francesca. È qui che si ammalò e perse del tutto l’appetito. Dopo qualche giorno, sentendosi un po’ meglio, tentò di riprendere il cammino verso Roma, ma dovette fermarsi all’abbazia di Fossanova per riprendere le forze, ma qui morì il 7 marzo 1274.

Le spoglie di Tommaso d’Aquino sono conservate nella chiesa domenicana detta Les Jacobins a Tolosa.

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